Prima dell’Angelus, il Papa ha ricordato le parole da lui pronunciate il giorno della sua elezione, quando si presentò “come un operaio della vigna del Signore”. Di qui il legame con la parabola evangelica di Matteo (che ieri era il Vangelo del giorno), in cui “Gesù racconta proprio la parabola del padrone della vigna che a diverse ore del giorno chiama operai a lavorare nella sua vigna” e “dà a tutti la stessa paga, un denaro, suscitando la protesta di quelli della prima ora”. “Quel denaro rappresenta la vita eterna, dono che Dio riserva a tutti”, ha spiegato Benedetto XVI: “Anzi, proprio quelli che sono considerati “ultimi”, se lo accettano, diventano “primi”, mentre i “primi” possono rischiare di finire “ultimi”. Secondo il Papa, “un primo messaggio di questa parabola sta nel fatto stesso che il padrone vuole che tutti siano impegnati nella sua vigna”, perché “poter lavorare nella vigna del Signore, mettersi al suo servizio, collaborare alla sua opera, costituisce di per sé un premio inestimabile, che ripaga di ogni fatica. Ma lo capisce solo chi ama il Signore e il suo Regno”, non “chi invece lavora unicamente per la paga”. Matteo del resto, “in prima persona, ha vissuto questa esperienza”, passando da pubblicano a “discepolo” di Gesù, da “ultimo” e “primo”, secondo la “logica di Dio”, che è “diversa da quella del mondo”. Discorso analogo per san Paolo, che “ha sperimentato la gioia di sentirsi chiamato dal Signore a lavorare nella sua vigna”, passando “da persecutore della Chiesa” ad “apostolo delle genti”. ” “