Parole "importanti", che però "non vanno strumentalizzate per ridurre tutto il dibattito sulle fasi terminali della vita alla questione del testamento biologico". E’ il giudizio di Antonio Spagnolo, ordinario di Bioetica all’Università di Macerata, alla parte della prolusione del card. Bagnasco dedicata all’eventualità di una "legge sul fine vita". "L’idea che il paziente possa esprimere i propri desideri e dare il proprio parere sulle fasi terminali della propria vita spiega Spagnolo al Sir è una legittima aspirazione, ma non può costituire l’elemento decisivo". In altre parole, "la volontà del paziente non può costituire un assoluto, tanto da costituire l’unico elemento importante di una eventuale legge sul fine vita". L’intento di "dare rilevanza legale" alla volontà del paziente, ricorda del resto Spagnolo, "non è un fatto nuovo, perché già disciplinato dall’art. 32 della Costituzione, che stabilisce che non si può sottoporre un paziente ad un trattamento sanitario contro la sua volontà, e da altre normative vigenti. Visto che nel nostro ordinamento esiste la possibilità di tutelare la volontà del paziente, importante di per sé", secondo Spagnolo sarebbe "strumentale" utilizzare queste argomentazioni "per introdurre una legge sul testamento biologico". (segue)