"I rapporti tra san Paolo e gli Apostoli che lo avevano preceduto nella sequela di Gesù ha fatto notare il Papa – furono sempre segnati da profondo rispetto e da quella franchezza che a Paolo derivava dalla difesa della verità del Vangelo". "Contemporaneo di Gesù di Nazareth", San Paolo infatti "non ebbe mai l’opportunità d’incontrarlo, durante la sua vita pubblica". "Particolarmente significativo", secondo il Papa, è l’incontro con Pietro a Gerusalemme: Paolo rimase presso di lui 15 giorni per "consultarlo", ossia "per essere informato sulla vita terrena del Risorto, che gli stava cambiando, in modo radicale, l’esistenza: da persecutore nei confronti della Chiesa di Dio era diventato evangelizzatore di quella fede nel Messia crocifisso e Figlio di Dio, che in passato aveva cercato di distruggere". Soprattutto le parole pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena, ha detto il Papa, "diventeranno il cuore pulsante del suo Vangelo": esse, infatti, "hanno un notevole impatto sulla relazione di Paolo con Gesù Cristo, poiché da una parte attestano che l’Eucaristia illumina la maledizione della croce, rendendola benedizione, e dall’altra spiegano la portata della stessa morte e risurrezione di Gesù". Dal tema del "dono di sé", secondo il Papa, "Paolo trarrà le espressioni più coinvolgenti e affascinanti del nostro rapporto con Cristo", commentate anche dall’allora monaco agostiniano Martin Lutero.