Ha passato gli ultimi tre anni della sua vita in una cella del carcere di Rebibbia, accusata di aver ucciso un parente. Ieri, in tribunale, alla lettura della sentenza della Cassazione che la scagionava, ha avuto un infarto per la gioia della scarcerazione ed è finita in un letto dell’ospedale Santo Spirito di Roma. Protagonista della vicenda segnalata dal Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni una donna di 50 anni originaria dello Sri Lanka e da tempo in Italia. La donna dovrebbe uscire dall’ospedale entro qualche giorno. Era entrata in carcere tre anni fa con l’accusa di aver ucciso un parente. In attesa che l’iter giudiziario facesse il suo lento corso la donna, che si è sempre proclamata innocente, in carcere aveva evitato di farsi travolgere dalla vicenda, iniziando anche a lavorare nella lavanderia di Rebibbia. "Un ennesimo caso di malagiustizia", ha commentato Marroni: "Non solo a questa donna sono stati tolti tre anni della sua vita ma, a quanto mi riferiscono, deve la sua libertà ad un avvocato che ha davvero preso a cuore la sua vicenda, accompagnandola per mano fino alla definitiva assoluzione". La vicenda, inoltre, per il Garante "mette in evidenza i temi dell’eccessiva lentezza dei processi e dell’esagerato uso della carcerazione preventiva", che "contribuiscono non poco al sovraffollamento delle carceri italiane".