“Non se ne fa assolutamente una questione di strategia diffamatoria, ma i media possono appropriarsi di un fatto diverso per battere la grancassa suscitando un dibattito su vero e falso, mescolando il vero con il falso”. A parlare è mons. Jean-Michel di Falco Leandri, presidente della Commissione episcopale europea per i media (Ceem) che al Sir presenta l’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali europee (Ccee) che si terrà a Esztergom (Ungheria) dal 30 settembre al 3 ottobre e dedicato a Chiesa e media. Un tema che, per il vescovo, presenta difficoltà che “non sono quasi mai legate ad una cattiva volontà dei media ma dovute piuttosto all’ignoranza dei giornalisti sulle questioni della Chiesa. Si sa quanto i clichè abbiano una vita difficile. Troppo spesso i giornalisti contribuiscono al mantenimento di un buon numero di questi. Si dice che i divorziati risposati sono scomunicati quando non è così, perché si confonde il mancato accesso alla comunione eucaristica con l’esclusione dalla comunità dei fedeli. Si dice che la Chiesa è a favore dell’accanimento terapeutico quando è contro, perché si confonde l’accanimento terapeutico con il rifiuto dell’eutanasia”. Tuttavia, conclude mons. di Falco Leandri, “non dobbiamo biasimare i giornalisti troppo facilmente. Come cristiani dobbiamo interrogarci. Quando qualcosa va male, il torto sta da entrambe le parti".