Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana
Vincono le destre in Austria, aveva vinto la sinistra in Slovenia, ma il dato ricorrente delle elezioni in non pochi Paesi europei è l’indebolimento progressivo delle forze politiche tradizionali. Questo è ancora più evidente nelle elezioni regionali della Baviera, dove nasce dal nulla un partito del 10%, facendo scendere la tradizionale forza egemone Csu sotto la barra della maggioranza assoluta. Siamo di fronte ad un fenomeno europeo, che si colora di euroscetticismo. Come nei grandi Paesi con sistemi maggioritari le rapide alternanze, così negli altri Paesi con sistemi proporzionali l’emergere di forze nuove o di protesta, posizionate a destra, esprime un senso di malessere ormai radicato.
Certo, è vero, questo può essere considerato il segno di quella che la ricerca politica più seria accredita come la "ambivalente stabilità" delle democrazie contemporanee. Questa infatti sconta una inevitabile "frustrazione politica" dei cittadini. La critica delle "performance" governative, delle debolezze degli uomini politici, non conduce peraltro ad alcuna messa in discussione dei valori democratici: la diffidenza nei confronti dei partiti (o il loro discredito) non cessa di crescere, ma la loro legittimità istituzionale non è messa in discussione in termini radicali.
Siamo ormai in vista delle elezioni europee, previste a giugno 2009. È un appuntamento cui non pochi guardano con preoccupazione, proprio tenuto conto di questi umori diffusi tra i cittadini dell’Unione, oltre che del complesso incastro dei tempi con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Il Trattato, che riforma le istituzioni europee per renderle più agili e autorevoli, è stato infatti colpito dal "no" irlandese, l’unico Paese peraltro che ha indetto un referendum popolare. Potrebbe essere sbloccato, mentre si sta completando l’iter delle approvazioni parlamentari, da un nuovo pronunciamento di quell’elettorato. Per cui si sta discutendo se prorogare di un anno l’attuale commissione, per sincronizzarla con il nuovo Trattato. Debba o non debba votare la nuova Commissione, il Parlamento europeo dovrà comunque porsi il problema della sua rappresentatività, così come in concreto quello della corrispondenza tra i suoi gruppi e la realtà delle forze politiche di portata europea. Finché non ci saranno forze politiche di questo calibro molto difficilmente si potrà parlare di uno "spazio politico europeo", alimentando così da un lato le proteste impotenti contro la "tecnocrazia europea", dall’altro un senso diffuso di euroscetticismo.
Ritornano così allora i temi fondamentali dell’identità e del progetto europeo e quell’idea di laicità positiva che è risuonata tra Ratisbona e Parigi nelle parole di Benedetto XVI. È stato peraltro questo il percorso dei padri fondatori delle istituzioni europee, base di un originale e creativo impegno capace di accomunare diverse tradizioni culturali, ideali e nazionali.