In questo contesto, ha detto il card. Bagnasco, i cristiani sono sempre più chiamati a far emergere "il grande bene del matrimonio e della famiglia" e a "far riscoprire la fede a quanti si avvicinano anche solo occasionalmente alla Chiesa". E, proprio in quest’ottica, il porporato ha ricordato come la celebrazione del matrimonio è “occasione di annuncio di fede e di catechesi per tutti i presenti che, non di rado, si riaccostano agli ambienti della Chiesa dopo anni”. Proprio per questo motivo la liturgia nuziale deve essere “all’insegna della sobrietà, senza nulla concedere ad originalità e personalismi, ma anche nel segno del nostro giusto distacco da interessi materiali”. “Comportamenti e prassi diversi ha aggiunto se non addirittura opposti, sarebbero motivo di confronto e giudizio che non alimenterebbero la comunione ecclesiale”. La pastorale familiare, ha spiegato ancora Bagnasco, "rimanda al più ampio compito dell’educazione affettiva” che “attraversa ed influenza in modo decisivo tutta la vita delle persone”. Ma i problemi riguardanti l’educazione, l’affettività, la famiglia e l’istituto matrimoniale riguardano la società nella sua interezza. “Tutti – ha affermato – siamo coinvolti” e “nessuno dica: non mi riguarda”.