IRAQ: DIRITTI MINORANZE. NAJIM (PROC. SANTA SEDE), "ABROGARE ART. 50 UNA INGIUSTIZIA" (2)

Di "decisione affrettata" che "deve essere rivista perché il popolo iracheno deve essere rappresentato politicamente nella sua interezza" parla invece mons. Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede. "Si tratta- afferma a Baghdadhope- di una legge che riguarda i consigli provinciali. Non si sta mettendo in discussione la maggioranza ma, d’altra parte, le minoranze vivono anche nelle province, se non si danno loro i diritti come si può pensare di imporre loro i doveri?". Il rischio paventato dal Procuratore è quello di creare dei "cittadini di serie B" con conseguenze legate anche "alla stabilità del paese intero. Le minoranze devono avere diritti e doveri per poter collaborare con le componenti maggioritarie nella sua crescita. Regolandone la rappresentatività politica esse sarebbero incoraggiate a rimanere nel paese partecipando della sua vita, e quindi favorendone la stabilità che necessita della presenza attiva di tutte le componenti. I 13 seggi che a luglio erano stati assegnati ai cristiani hanno un’enorme peso morale. Negarli – è la conclusione – equivale al fatto che lo Stato non riconosce i nostri diritti come cittadini, la nostra stessa esistenza di iracheni uguali agli altri".