Di "decisione affrettata" che "deve essere rivista perché il popolo iracheno deve essere rappresentato politicamente nella sua interezza" parla invece mons. Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede. "Si tratta- afferma a Baghdadhope- di una legge che riguarda i consigli provinciali. Non si sta mettendo in discussione la maggioranza ma, d’altra parte, le minoranze vivono anche nelle province, se non si danno loro i diritti come si può pensare di imporre loro i doveri?". Il rischio paventato dal Procuratore è quello di creare dei "cittadini di serie B" con conseguenze legate anche "alla stabilità del paese intero. Le minoranze devono avere diritti e doveri per poter collaborare con le componenti maggioritarie nella sua crescita. Regolandone la rappresentatività politica esse sarebbero incoraggiate a rimanere nel paese partecipando della sua vita, e quindi favorendone la stabilità che necessita della presenza attiva di tutte le componenti. I 13 seggi che a luglio erano stati assegnati ai cristiani hanno un’enorme peso morale. Negarli è la conclusione – equivale al fatto che lo Stato non riconosce i nostri diritti come cittadini, la nostra stessa esistenza di iracheni uguali agli altri".