Secondo l’arcivescovo la moratoria è anche "il primo passo necessario per quei Paesi che hanno bisogno di dotarsi di strumenti del diritto appropriati e di offrire radici più profonde, o anche inedite, a una cultura della vita, oggi più condivisa universalmente, nonostante continue minacce e derive violente". A proposito dell’Africa, che ha fatto dei passi in avanti nell’abolizione della pena di morte (negli ultimi 27 anni sono diventati 13 i Paesi africani abolizionisti, su 141 che nel mondo sono esenti dalla pena capitale) mons. Marchetto ha dichiarato la "nostra comune responsabilità nel sostenere il movimento abolizionista: esso deve e può divenire una conquista stabile, oltre l’instabilità politica. Deve e può diventare una conquista permanente, in sinergia con altri attori dello scenario internazionale".” “Anche perché, ha precisato, "come possiamo, da cristiani, accettare che sia negata all’uomo la speranza della redenzione?" "Un uomo e una donna che hanno sbagliato, che hanno commesso un crimine, per quanto efferato sia ha spiegato -, debbono avere la possibilità di essere perdonati, pur subendo una grave pena riparatrice, e vivere nella speranza. I cristiani, specialmente, non possono quindi non credere nella forza e nella grazia del pentimento, che trasforma il cuore e la vita. Essi sanno che il ravvedimento è una fonte di bene e di umanità che può contagiare e irradiarsi a tutti".