“La secolarizzazione si manifesta come primato della neutralità, cioè del ‘vuoto’. Ma se il vuoto vince e siamo costretti a cancellare le identità, a togliere i crocefissi, a rinunciare a ciò che crediamo, avremo come risultato una società vuota, una cultura vuota, dei figli vuoti”: lo ha detto ad Assisi, al seminario nazionale di Retinopera, il sociologo Giuseppe De Rita. “Oggi ha proseguito si afferma la ‘dittatura del numero’ e i cattolici difendendo i valori ‘non contrattabili’ rischiano di trovarsi minoranza e di perdere”. “Per non farsi schiacciare dalla morsa del vuoto secolarizzato occorre che le associazioni e movimenti cattolici ha aggiunto tornino ad essere animatori di comunità vitali, a fare dialettica, a favorire i rapporti umani significativi, partendo dai giovani ai quali bisogna saper parlare. Occorre anche trovare un giusto equilibrio tra il ‘sacro’ e il ‘profano’ ha aggiunto perché la cultura del numero e del vuoto ha fatto venir meno il rapporto tra peccato e reato che aveva garantito la sicurezza per secoli. Così oggi anche molti cristiani affermano che se una azione non è avvertita come peccato, allora non lo è”.