"Valorizzare la flessibilità, la diversità personalizzata dei percorsi d’apprendimento, le opzionalità dei piani di studio, se si intendono raggiungere gli stessi traguardi formativi". E’ uno dei suggerimenti per il futuro della scuola in Italia offerti da Giuseppe Bertagna, intervenuto al convegno annuale di "Scholé", in corso a Brescia sul tema "La scuola come bene comune: è ancora possibile?", per iniziativa dell’Editrice La Scuola. "Se una cosa hanno insegnato gli ultimi 15 anni ha detto il relatore è che un’organizzazione della scuola e una didattica rigide ed uniformi come quelle ereditate dall’ottocento napoleonico (lavorare sempre allo stesso modo per classi di età, per discipline, per ore, per piani di studio uguali per tutti, per stessi libri di testo), ottengono effetti opposti a quelli egualitari che si propongono". Di qui la necessità di "trasformare la scuola in un ambiente in cui gli studenti, i doventi e i genitori siano posti nella condizione di ‘scegliere’ e di adottare ‘strategie di educazione alla scelta’, rispondendo poi delle scelte compiute a soggetti ed enti esterni, compiacendosi dei risultati positivi eventualmente e assumendosi le conseguenze di quelli negative".