"Obbedienza e dedizione": sono questi, rivela Betori, "gli atteggiamenti di fondo con i quali fin da ora vorrei presentarmi a voi", a partire dalla consapevolezza che "il Signore mi manda a una Chiesa singolare per storia, arte e temperamento civile", la cui "ricchezza ridonda fino ai giorni presenti, pur non privi di difficoltà e ombre". "Anche oggi", secondo Betori, "non mancano i segni della santità, le tracce della bellezza, i cercatori della verità, i testimoni dell’amore": di qui l’appello ad "aprirsi senza remore all’ascolto della Parola che genera la fede e alla comunione che valorizza tutti i doni e che è premessa della missione", ognuno "secondo il proprio ministero, carisma e condizione di vita", per camminare insieme "verso quella concordia e quella pace di cui Firenze è stata nel mondo un faro luminoso. E dovrà continuare ad esserlo, attraverso una nuova creatività". È un "dovere imprescindibile", questo, che per Betori "ci domandano anche quanti non credenti o credenti di altre esperienze religiose condividono con noi l’umana esperienza in Firenze e nelle altre città e paesi di questo territorio", e con i quali è possibile "operare solidalmente nella ricerca del bene comune". "L’ora di Firenze non appartiene al passato", conclude Betori, ringraziando i suoi predecessori, cardinali Antonelli e Piovanelli.