"Quando mi è stata comunicata la decisione del Santo Padre di inviarmi a Firenze come arcivescovo, mi è sembrato per un attimo di risentire il frastuono e la convulsione di quei giorni". Comincia con una "confidenza", il messaggio di saluto di mons. Betori "alla chiesa e alla città di Firenze", diffuso in contemporanea con la nomina papale. "Avevo poco più di 19 anni vi si legge – quando, all’indomani del 4 novembre 1966, insieme ad alcuni amici del Seminario Lombardo di Roma decidemmo di partire notte tempo alla volta di Firenze. Ricordo ancora, non senza emozione, l’impatto devastante dell’acqua e del fango che invadevano la città, e lo sguardo attonito di tanti, specie bambini e anziani, di fronte a ciò che li circondava". "Furono momenti di paura e di fatica, ma anche di solidarietà e di speranza", prosegue Betori: "Su tutto alla fine sembrò prevalere un senso di liberazione: ogni oggetto che veniva tratto in salvo, ogni casa restituita alla vita era un dono che ridonava luminosità allo sguardo di qualcuno. Quei giorni mi svelarono una cosa che non avrei più dimenticato: la bellezza ferita eppure composta e al dunque inviolabile di questa città, delle sue pietre e della sua gente". (segue)