"Superare la scissione tra l’esistenza in questo mondo temporale e l’apertura a una vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come bellezza, esprimendolo non con parole ma con pietre, linee, piani e picchi". Così il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha definito l’intento del "progetto magistrale" di Antoni Gaudì: la Sagrada Familia, consacrata dal Papa poco più di un anno fa. All’opera più importante del grande architetto catalano è dedicata una mostra in Vaticano, visitabile al Braccio di Carlo Magno fino a domenica 15 gennaio, le cui iniziative collaterali si sono chiuse questo pomeriggio con un concerto del coro dell’Escolania di Montserrat nella Basilica di S. Maria in Trastevere, alla presenza del segretario di Stato vaticano e del cardinale di Barcellona, Lluìs Martinez Sistach. "Artista di razza" ha definito Gaudì il card. Bertone nel suo indirizzo di saluto, che come ha ricordato il Papa ha saputo dimostrare che "l’opera bella è pura gratitudine, invita alla libertà e affranca dall’egoismo". La "spiritualità", ha spiegato infatti il cardinale, è stata "ciò che ha ispirato profondamente tutta la vita dell’artista e lo ha reso capace di plasmare con genio e dedizione la sua opera, mostrando un singolare splendore di orizzonti universali, nei quali tutti possono apprezzare la bellezza e la verità che si annida nel cuore umano".