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Comunicazione vaticana: mons. Viganò (Santa Sede), “la riforma non riguarda le Chiese locali”

foto SIR/Marco Calvarese

“La pubblicistica a volte si lancia su una semantica da partita di rugby piuttosto che privilegiare la profondità di quanto sta avvenendo”: ha iniziato con una battuta monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria della comunicazione della Santa Sede, il suo intervento stamattina, a Roma, al Comitato dei presidenti e delegati del Copercom, che ha avuto per tema  “La comunicazione di Papa Francesco interroga la Chiesa italiana, i media cattolici, le associazioni e i movimenti”. Monsignor Viganò ha spiegato, innanzitutto, come “il processo di riforma dei media vaticani risalga a una ventina di anni fa. Dal 1996 al 2000 si sviluppa una riflessione sull’esigenza di coordinare i media vaticani”. Infatti, “la comunicazione del Giubileo del 2000 ha mostrato alcune disfunzioni”. Di qui “l’avvio di commissioni incaricate dalla Segreteria di Stato di turno di studi non più sugli aspetti funzionali di coordinamento, ma su quello problematico dei costi”. Papa Francesco, con il suo pontificato, poi, “ha avviato delle riforme della Curia maggiormente strutturate”. Per quanto riguarda la riforma dei media è emersa la necessità “di mettere insieme l’attenzione economica e la ricerca di un sistema rinnovato dei media che fosse unitario”. Ripercorrendo le varie tappe di questo processo, monsignor Viganò ha evidenziato l’importanza di arrivare a “un progetto di comunicazione consono al nostro mondo”. Un progetto, ha ribadito, che “riguarda la Santa Sede e non le Chiese locali”, anche se si tratta di “aspetti e meccanismi mediali che interrogano tutti”.

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