Emergenza
Un appello perché le operazioni di sgombero in atto in queste ore a Calais si svolgano con “un surplus di dignità e rispetto, soprattutto nei riguardi dei minori, delle donne sole e delle persone che si trovano in condizioni di salute precarie”. A lanciarlo è il vescovo di Arras, monsignor Jean-Paul Jaeger, sul cui territorio si trova la “giungla” di Calais dove dalle 6 di questa mattina sono iniziate le operazioni di smantellamento del campo profughi. Il piano del governo è ricollocare un numero di circa 7.500 immigrati nei 287 centri di accoglienza e orientamento (Cao) che sono stati organizzati su tutto il territorio francese. Solo la Corsica e l’Île-de-France non sono state coinvolte nel piano di ricollocazione. Già dalla giornata di oggi saranno fatti partire 60 bus, 45 domani, 40 mercoledì e così via per tutta la settimana. Un piano logistico colossale che sarà presidiato da un contingente di 1.250 agenti di polizia e gendarmi. Tra la bidonville e il punto di partenza dei bus, è stato costruito un hangar di 3mila metri quadrati dove è stato allestito il centro di smistamento.
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“Anche se questo luogo ha rappresentato per molti un raggio di speranza – dice il vescovo -, l’insalubrità dei luoghi e le condizioni precarie di sussistenza lo condannano a sparire”. Ma il tempo dello “smantellamento” – chiede mons. Jaeger – deve diventare un tempo per “costruire”. E spiega: “Dobbiamo prima di tutto costruire o ricostruire in termini di rispetto della dignità umana di questi uomini e queste donne, feriti che hanno lasciato il loro Paese e le loro famiglie in circostanze spesso atroci e dolorose. Queste stesse persone sono state spesso sfruttate da reti che dovevano condurle a un’ipotetica terra promessa e sono state invece portate a Calais nelle condizioni che conosciamo”.
Il vescovo si dice poi preoccupato che l’evento altamente mediatizzato possa innescare “paure, riflessi di difesa e di rifiuto”. E aggiunge: “Le nostre frontiere cadono quando si tratta di vendere, comprare, produrre, far circolare capitali. Perché dovrebbero ora essere rafforzate e diventare addirittura più chiuse quando degli esseri umani si muovono perché la loro vita è in pericolo?”. Il vescovo di Arras mette quindi in guardia anche dalla campagna elettorale in corso in Francia per le presidenziali del 2017 e chiede di non limitare la questione a slogan elettorali “quando in causa c’è la sopravvivenza stessa di essere fragili”. E ai fedeli cattolici ricorda che sebbene stia terminando l’Anno della misericordia, le sue opere “continueranno a scadenzare la vita quotidiana delle nostre comunità perché sono il segno e il frutto della missione di Cristo e della Chiesa. “L’accoglienza dello straniero – conclude il vescovo – è una di queste opere di Misericordia di cui Cristo ci dà l’esempio e ci chiede di praticare come suoi veri discepoli”.