Politica
Proseguono le polemiche in Austria sull’uso di riferimenti espliciti a Dio nella campagna elettorale presidenziale federale da parte del candidato populista Norbert Hofer. Il presidente dell’Azione cattolica austriaca, Gerda Schaffelhofer, ha stigmatizzato i manifesti con la scritta “Che Dio mi aiuti”: “Rendere funzionale Dio per ambizioni politiche è profondamente da rifiutare”. Secondo Schaffelhofer “chi fa un uso ingannevole di Dio per fini politici di una persona o di un partito porta a domandarsi come agirà nella sua politica in funzione delle persone”. La presidente dell’Azione cattolica ha ricordato come “ci sono più che sufficienti esempi del passato e del presente che mostrano delle aberrazioni pericolose rappresentate come se fossero state volute da Dio”. Ciò, ha avvertito Schaffelhofer, mette a rischio “la ragionevole separazione tra Stato e Chiesa, raggiunta in Austria”. Il responsabile della comunicazione dell’arcidiocesi di Vienna, Michael Prüller, nella sua rubrica settimanale nel “Presse am Sonntag” ha evidenziato che “se egli porta Dio nel gioco, lo fa a proprio rischio e pericolo”, con riferimento al secondo comandamento, “non pronunciare il nome di Dio invano”, perché “il Signore non lascerà impunito chi avrà abusato del suo nome”. Il vicario episcopale di Graz, mons. Hermann Glettler, ha sottolineato che “tutti noi – e non solo un candidato alla presidenza – abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio”.