Congregazione generale

Gesuiti: p. Cadoré, serve “audacia” in tempi di crisi

In tempi di crisi, è ancora possibile l’audacia? A chiederlo ai 215 gesuiti riuniti per la loro 36ma Congregazione generale, è stato padre Bruno Cadorè, Maestro dell’ordine dei predicatori, celebrando ieri la Messa di apertura nella chiesa del Gesù. Secondo una tradizione consolidata da anni, il superiore dei domenicani è invitato a celebrare il funerale del generale dei gesuiti. In questo caso, invece, è stato invitato a presiedere la celebrazione di apertura della Congregazione che raccoglierà le dimissioni di Nicolas. Questo sarà il primo compito della Congregazione prima di procedere alla discussione dello stato della Compagnia e dell’elezione del nuovo generale.
L’audacia per puntare all’improbabile è stata la caratteristica di Ignazio quando fondò la minima Compagnia di Gesù, ha ricordato padre Cadorè. È ancora possibile nel nostro tempo di crisi, mentre sperimentiamo la violenza in così tante forme? È possibile, dice il domenicano ai gesuiti, se “quest’audacia di far sentire tramite i vostri impegni, parole, solidarietà, la voce sempre inaspettata di Colui che spera nel mondo, rovescia la morte e stabilisce la vita, Colui che cercate di glorificare”.
Se la fede deve essere caratterizzata dall’audacia, deve essere allo stesso tempo la fede dell’umile servitore, la fede di una vita data veramente per gli altri. “Che cosa serve esattamente?”, si è chiesto il domenicano: “Una tavola, tavola dei peccatori, tavola dell’accoglienza di tutti alla quale sono invitati i cechi e gli zoppi, farisei e pubblicani, adulteri e uomini di bene”. Infine la citazione di una preghiera di sant’Ignazio: “Signor Gesù, insegnaci ad essere generosi, ad amarti come lo meriti, a dare senza contare, combattere senza preoccuparci delle ferite, lavorare senza cercare il riposo, dedicarci senza aspettare altre ricompense di quella di sapere che facciamo la tua Santa volontà”.