Audiolibro Caritas

Cardinale Montenegro: Annalena Tonelli, “il volontariato libero può denunciare ingiustizie e lacune”

“Il volontariato libero da legami di compromesso con eventuali sovvenzionatori, diventa il primo soggetto sociale che può, per esperienza propria e non a proprio privato vantaggio, denunciare le ingiustizie, le lacune, le disfunzioni e dar voce a chi non ha i mezzi per esigere giustizia”. Lo ha detto oggi a Roma il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, durante la presentazione dell’audiolibro realizzato insieme alla Rete europea risorse umane su Annalena Tonelli, la missionaria laica uccisa il 5 ottobre 2003 in Somalia. “Molte situazioni di disagio, incontrate e condivise dai volontari, mettono allo scoperto i punti deboli della risposta istituzionale (a livello mondiale, nazionale o locale) e privata ai disagi sociali”, ha evidenziato il cardinale Montenegro. “Nel mondo degli aiuti e del volontariato – ha ricordato -, c’è ancora chi, come Annalena, non cerca la ribalta, ma opera silenziosamente ed è capace di da trovarsi in prima fila quando è il momento dell’assunzione delle responsabilità e di essere introvabile nel momento degli onori. La gratuità è un elemento del volontariato forse oggi poco richiamato, ma da tutelare in una società regolata dal mercato, perché rappresenta una condizione di libertà. Se ne deve dunque salvaguardare il messaggio intimo: il motivo basilare per cui ci si impegna nel volontariato all’estero rimane e deve rimanere la crescita di dignità e la tutela dei diritti dei poveri”. “Dobbiamo sempre ricordare – ha esortato – che l’agire a favore di altri, offrendo proprie risorse senza attendere un ritorno immediato e diretto, pone il volontario nella condizione di raggiungere le persone, i gruppi e le collettività che vivono situazioni problematiche spesso disattese dal normale assetto sociale e, attraverso esperienze concrete di condivisione e di presa in carico, di cogliere i bisogni, i disagi e le istanze di giustizia di persone e famiglie spesso lontane dai circuiti ordinari della solidarietà organizzata”.  Ecco allora l’invito risuonare l’invito di Papa Francesco ad essere “Chiesa di strada”, anziché “Chiesa di salotto” o “Chiesa-museo”.