Pace

Colombia: padre Narváez (Fondazione per la Riconciliazione), “siamo tristi, ma resto ottimista”

“Siamo un po’ tristi, ma chissà che da questa frenata non esca un accordo migliore e più condiviso”. Si esprime così, padre Leonel Narváez Gómez, padre della Consolata e presidente della Fondazione per la Riconciliazione, con sede a Bogotá, intervistato dal Sir sulla vittoria di misura del no al plebiscito sul trattato di pace in Colombia. Chi lavora per la pace in Colombia, non può che essere un inguaribile ottimista. E padre Leonel promuove da decenni una cultura di pace e riconciliazione. Mi spiego meglio: quando bisogna incollare due pezzi che si sono rotti le istruzioni raccomandano di pulire bene le due parti. Ecco, questo è un lavoro che dobbiamo ancora fare. Se avesse vinto il sì, una delle due parti in cui è diviso il paese sarebbe rimasta piena di rancore”.
Per padre Narváez la vittoria del no ha diverse cause: “C’è stata poca informazione sui contenuti dell’accordo, che non è stato ben spiegato. Poi, i punti problematici: dalla giustizia vista come un’amnistia al Tribunale speciale che dava vita ad una Giustizia parallela, dalla mancata riparazione delle Farc ai seggi garantiti loro in Parlamento, fino all’inserimento dell’accordo in Costituzione. E poi, un certo trionfalismo aggressivo che si è visto anche alla cerimonia di Cartagena, ha dato fastidio alla gente”. Padre Leonel non rinuncia a dare un suo giudizio personale anche sul ruolo giocare dalle Chiese cristiane: “Le divisioni sono state un ostacolo e la Chiesa cattolica, a mio parere avrebbe dovuto essere più esplicita, prendere una posizione spiegando che il rancore non può condizionare il futuro di un paese”. Diverse comunità evangeliche, poi, hanno fatto campagna per il no, in qualche caso preoccupate perché il tema del genere era presente qua e là nel testo dell’accordo di pace”. Tuttavia il padre della Consolata resta ottimista: “Venerdì scorso ho partecipato in tivù ad un dibattito con Francisco Santos, ex vicepresidente di Uribe, e ne ho tratto la convinzione che questo accordo si potrebbe migliorare, a partire dai punti più controversi. Le prime reazioni del presidente Santos, di Uribe e della guerriglia fanno ben sperare”. Soprattutto, “vedo crescere, al di là di questo voto, il numero delle persone che crede nel perdono”. Una condizione importante per eliminare le cause della violenza, “il mercato dell’odio che genera voti. Senza dimenticare che il Colombia oggi solo una piccola parte della violenza è prodotta dalla guerriglia ma, piuttosto, dalle bande criminali, dai narcotrafficanti.