Società globale
“Se mixi fede, sport, amore viene fuori una miscela esplosiva”. Ne è convinta Giusy Versace, atleta paralimpica, intervenuta questo pomeriggio alla cerimonia di apertura, in Aula Paolo VI, della prima conferenza mondiale su fede e sport, “Sport at the service of humanity”, promossa dal Pontificio Consiglio della cultura (Vaticano, 5 – 7 ottobre). “Io ho trovato la forza nella fede – ha raccontato a Lorena Bianchetti che conduce il pomeriggio -. Quando ho avuto l’incidente ho pregato tanto e quando mi sono svegliata ho ringraziato Dio per questa seconda opportunità di vita che mi ha dato”. “Il paradosso – ha proseguito – è che mi sono innamorata della corsa con le mie nuove gambe. Vedo lo sport anzitutto come una grande terapia e un’opportunità per tutti. Spesso la disabilità sta negli occhi di chi guarda”. “Lo sport mi fa sentire bene e mi rende felice”, ha dichiarato l’atleta paralimpica Anna Schaffelhuber. Dopo il calcio d’inizio del calciatore Alessandro Del Piero, si è svolta un’esibizione corale di danza sportiva alla quale hanno preso parte professionisti della Federazione danza sportiva, ginnaste della nazionale italiana reduce da Rio, danzatori in sedia a rotelle, bambini e anziani, perché, ha spiegato il coreografo Samuel Peron, “la danza aiuta l’inclusione”. Diffondere i valori dell’inclusione è anche la mission della Taekwondo Humanitarian Foundation che ha presentato l’esibizione di una squadra di 21 atleti, tra cui alcune ragazze musulmane con il velo. La Fondazione è impegnata nella diffusione dei valori dell’inclusione e si esibisce in campi profughi e in zone di guerra. “Vogliamo portare un tassello in più nella vita dei rifugiati”, spiega Hyen Wook Kang.