Sviluppo umano
“Un approccio conciliare di apertura alla realtà non censurata da distinguo e da paure spesso indecifrabili”: questo è, secondo il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, l’atteggiamento che Papa Francesco sta chiedendo a tutta la Chiesa attraverso il nuovo Dicastero per il servizio dello sviluppo umano, istituito con il Motu proprio del 17 agosto 2016 e che dal 1° gennaio 2017 riunirà le competenze svolte finora dai Pontifici Consigli: Giustizia e pace, Cor Unum, Pastorale per i migranti e gli itineranti, Pastorale per gli operatori sanitari. “Ci vuole una assunzione di responsabilità che non si soffermi neanche un attimo a rispondere all’obiezione frequente nei nostri ambienti: ‘Ma tocca alla Chiesa occuparsene?’ – dice al Sir il card. Montenegro durante un incontro della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali a Roma -. Sì, è compito nostro, non solo occuparcene, ma mostrare alle istituzioni civili quanto abbiamo condiviso e compreso, collaborando con tutte le realtà della società civile coinvolte in questi ambiti”. “Non possiamo negare – precisa il cardinale Montenegro – che la tentazione di agire da soli ha pesato sul nostro modo di operare, generando conflitti e fratture. Ma il nostro servizio non deve essere quello ‘dei primi della classe’. Non si tratta di rinunciare ad uno specifico, ma se siamo radicati in una vocazione evangelica non ci spaventa la collaborazione e il confronto”. “Separarsi per non sporcarsi con gli altri è la sporcizia più grande”: è la frase di Lev Tolstoj citata da Papa Francesco che meglio riassume le sue intenzioni.