Chiese in Europa

Plenaria Ccee: card. Péter Erdő, “bambini non nati, ammalati, rifugiati e poveri. Tutti sono nel cuore della Chiesa”

“I bambini non nati, gli anziani, l’ammalato che soffre la solitudine, il rifugiato che fugge da guerre o i poveri che non hanno lavoro: tutti sono nel cuore della Chiesa”. Con queste parole il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee, ha aperto questo pomeriggio a Monte Carlo l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Un vero e proprio summit di tutti i vescovi presidenti delle Conferenze episcopali che fino a domenica 9 ottobre, si confronteranno sulle sfide più urgenti dell’Europa ed eleggeranno la nuova presidenza. Nella sua lunga prolusione il cardinale ha ripercorso quanto gli ultimi tre papi hanno detto riguardo all’Europa e la missione che nel continente ha svolto in questi anni il Ccee. “La Chiesa – ha detto Erdo – deve ricordare continuamente la dignità della persona umana. In ogni fase della sua vita e in ogni circostanza, la vita di ciascuna persona deve essere promossa e protetta”. Il cardinale ha poi messo in guardia sulla diffusione oggi in Europa dell’ “individualismo” che – ha detto – “cerca di negare la dimensione sociale”. “E’ una malattia che non solo non porta speranza ma è anche una vera minaccia per l’uomo. La Chiesa è chiamata, in queste circostanza, a valorizzare le appartenenze delle persone: la famiglia, la nazione, la comunità religiosa”. Nella sua prolusione il cardinale ha parlato della pluralità in Europa. “Alcuni problemi del mondo odierno – ha proseguito Erdo – sono culturali e hanno bisogno di essere affrontati da tutti noi insieme e spesso anche con chi non condivide la nostra fede”. Per cui – ha aggiunto – se da una parte si chiede alla Chiesa di avere “una voce forte, segno di quell’unità fondamentale che viene dalla fede”, dall’altra è necessario che sia anche “una voce anche rispettosa per le diversità culturali, linguistiche, storiche, e anche economiche e sociali”. Da qui il ruolo che il Ccee è chiamato a svolgere a fianco e per la comunione tra le Chiese in Europa. “La pluralità delle situazioni e dei contesti sociali in cui è presente la Chiesa in Europa – ha detto il cardinale che quest’anno lascia la presidenza – fa sì che il nostro continente assuma delle caratteristiche diverse dagli altri. Non è quindi possibile pensare al Ccee come ad un organismo che dia consigli o orientamenti pastorali comuni a tutti, ma piuttosto è da intendere come uno spazio di discernimento al servizio del dialogo e della riflessione sulle grandi sfide per la Chiesa e per l’Europa. Il Ccee vuole essere quello spazio in cui nessun episcopato si sente di seconda categoria”.