Lettera
“Il nostro Istituto è oggi più che mai internazionale, quindi cattolico, perché così ci ha voluti san Daniele fin dall’inizio. Come viviamo la sfida dell’internazionalità? Comboni invitava tutti a lavorare nella missione. Siamo in grado di trasmettere la stessa passione missionaria che abitava il cuore del nostro Fondatore?”. È un passaggio della lettera che il Consiglio generale dei Missionari Comboniani ha inviato alla comunità comboniana alla viglia della festa di san Daniele Comboni, che sarà celebrata il 10 ottobre. “La festa che stiamo per celebrare – si legge – può essere l’invito a domandarci anche noi: qual è il posto che il nostro Fondatore occupa nella nostra vita?”. “Siamo continuatori di un carisma ricevuto da Dio – prosegue – e arrivato a noi attraverso san Daniele. Come possiamo testimoniare nei posti in cui lavoriamo quella stessa passione che sentiva lui per la causa missionaria?”. “È un dono che può essere arricchito o impoverito”, osserva il Consiglio generale, secondo cui, “sarà arricchito se offriremo il meglio di noi, lavorando con generosità e senza sosta per raggiungere l’utopia del Regno, come ha fatto Comboni”. Ma “sarà impoverito se ci accontentiamo di quello che abbiamo conseguito e non condividiamo i doni che ciascuno di noi possiede, ma li teniamo nascosti per paura di fare brutta figura o perché è più comodo restare dove siamo, senza pretendere di andare oltre”. Come capitò a Comboni, si afferma nella lettera, “anche noi siamo invitati a scoprire la bellezza delle persone, quelle che vivono con noi e quelle che troviamo nel nostro lavoro, nonostante le nostre differenze, certi che non potremo amare quello che non conosciamo”.