Diritti umani

Cardinale Parolin: alla Fao, “monitorare, identificare e salvare i pescatori vittime di tratta”

La pesca e l’acquacoltura sono diventate “attività globali che impiegano un gran numero di lavoratori, spesso già resi vulnerabili perché migranti, vittime della tratta o del lavoro forzato”. A lanciare il grido d’allarme è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, intervenuto oggi alla Fao in occasione della Giornata mondiale della pesca. I lavori del mare, ha denunciato il porporato, sono spesso “vittime di un sistema di schiavitù vera e propria”, una situazione “aggravata nel caso della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata”. “Monitorare, identificare e salvare i pescatori vittime di tratta, traffico e trattamento degradante”, l’appello del cardinale, che he auspicato “misure legali più stringenti e procedure di attuazione di cui possano beneficiare i migranti che lavorano nel settore della pesca, in modo da sfuggire al traffico e alla tratta di esseri umani” ed “eliminare gli affari illeciti di contrabbandieri e trafficanti”. Di qui l’appello della Santa Sede a ratificare e poi applicare gli accordi contro la pesca illegale e lo sfruttamento dei lavoratori del mare. A partire dal Codice di condotta della Fao per la pesca responsabile, adottato 20 anni fa, alla Convenzione sul lavoro della pesca del 2007, all’Accordo sulle misure dello stato di approdo del 2009, alle Linee guida volontarie per la protezione della piccola pesca sostenibile del 2014, alla Convezione di Palermo sulla criminalità organizzata transnazionale del 2000.