Migranti e frontiere

Messico: p. Murphy (Scalabriniani), “Politica delle espulsioni non arriva con Trump. Preoccupazione è sul contesto sociale ed economico”

“Tutti sono molto preoccupati per la vittoria di Donald Trump, ma io non credo che cambierà molto. La politica delle espulsioni dei messicani è stata attuata da tutti i presidenti. In tutto ci sono già stati due milioni di deportados”. Lo afferma padre Patrick Murphy, scalabriniano, direttore della Casa del Migrante di Tijuana, intervistato dal Sir. La preoccupazione, piuttosto, è sugli effetti della presidenza Trump sul già compromesso contesto sociale ed economico del Messico, che rischia di essere abbandonato a se stesso: “Il valore del Peso, la moneta messicana, è crollato; l’economia soffre, un disastro per la povera gente, bisogna cercare di reagire”. E, certo, il costruire muri non è un bel modo di guardare al futuro: “Da noi il muro c’è già, ma il progetto di Trump è costosissimo”. Non sarà certo il muro a fermare l’immigrazione, “è importante ricordarci le parole di Papa, che a Ciudad Juárez ci invita a costruire non muri, ma ponti. La sua visita, nel febbraio scorso, è stata molto importante. Ricordo anche le parole che ha detto ai giovani a Morelia: un invito a prendere in mano il proprio futuro”. Padre Murphy parla della duplice marea umana cui le strutture di accoglienza della città messicana al confine con la California faticano a fare fronte: “Noi abbiamo 140 posti letto, in realtà anche stanotte hanno dormito in 150. Coloro che arrivano da noi e che sono ospitati qui sono soprattutto i deportados, i messicani che vengono espulsi dagli Stati Uniti. Da dieci anni ormai questo fenomeno ha preso avvio e sta crescendo sempre più”. Ma negli ultimi mesi è cresciuta tantissimo anche la “marea” che viene da sud. “Negli ultimi sei mesi – spiega il direttore della Casa del Migrante – abbiamo ospitato persone di 29 nazionalità”. Tra questi centroamericani, haitiani in numero crescente e perfino africani.