Dialogo
Il Patriarcato di Mosca e la Santa Sede sono uniti nella “comune preoccupazione per le sofferenze dei cristiani nel mondo di oggi, in particolare in Medio Oriente, Nord Africa, e altrove”. Lo ha detto il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, nell’incontro che si è tenuto ieri a Mosca. Il cardinale è giunto a Mosca per partecipare al 70° anniversario del capo della Chiesa russa ed è stato ricevuto ieri dal Patriarca. Nel corso del colloquio, il patriarca Kirill ha evocato il suo incontro all’Avana con papa Francesco sottolineando le risposte positive che ci sono state in seguito nella comunità internazionale. “È stato dopo questo incontro – ha detto -, che a livelli elevati in molti Paesi si è cominciato a parlare del genocidio dei cristiani in Medio Oriente, e l’argomento ha colpito il centro dell’agenda politica”. Il Primate della Chiesa ortodossa russa ha rilevato con rammarico che oggi la situazione in Siria e Iraq ha ripreso a deteriorarsi. “E non solo a causa dei combattimenti ad Aleppo e Mosul, ma anche perché non si riesce a porre fine alle sofferenze della gente, e la coalizione esistente non ha ancora raggiunto un adeguato coordinamento delle azioni necessarie per una lotta efficace contro il terrorismo. Rimango convinto che solo attraverso azioni coordinate congiunte, volte a conseguire obiettivi specifici, si può davvero sconfiggere il terrorismo”. Da qui l’importanza di aver avviato insieme una serie di iniziative, prima tra tutte un viaggio compiuto in Siria da una delegazione cattolica e ortodossa il 7 aprile scorso. “È stata una visita importante – ha detto Kirill -, che ha aiutato i rappresentanti delle nostre Chiese a considerare la situazione in Siria e Libano, e gettare le basi per un’ulteriore collaborazione, anche per aiutare la gente”. Le parti hanno infatti iniziato a lavorare sulla lista dei templi e siti religiosi che sono stati distrutti in seguito alle azioni militari. “Ci auguriamo che la guerra finisca, la gente possa vivere in pace, e allora ci si potrà porre seriamente la questione del restauro della Siria . ha detto Sua Santità -. Per noi cristiani, è importante che anche i templi siano restaurati, e la gente possa tornare a una vita religiosa normale. Noi continueremo a lavorare con la Chiesa cattolica romana e i suoi rappresentanti per fare tutto il possibile per porre fine alle sofferenze, e la gente possa tornare a una vita pacifica”.