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Comunicazione: padre Occhetta (Civiltà cattolica), “Rai e servizio pubblico”, “formare una coscienza civile”

Il Servizio pubblico “è tra i temi dell’agenda politica più silenti e urgenti da affrontare: in quale modo la Rai sta rispondendo alle sfide classiche di educare, informare e intrattenere? La risposta positiva dell’attuale dirigenza è quella della media company, che favorisce l’accesso ai contenuti sulle piattaforme in cui la tv non è più concepita come mezzo, ma come luogo relazionale e un ecosistema”. Così la “Civiltà cattolica” presenta l’articolo di padre Francesco Occhetta sul futuro della Rai che apparirà nel prossimo numero della rivista dei Gesuiti. “Ridefinire la nuova missio della Rai che ha circa 13mila dipendenti, significa anche garantire un giornalismo di qualità, la trasparenza nelle nomine, premiare il merito, motivare i delusi, investire in cultura e non sprecare le risorse. Il servizio pubblico che determina la qualità della democrazia e forma la coscienza civile potrebbe essere inserito nella Costituzione come nuovo diritto fondamentale”. Nell’articolo si legge fra l’altro: “Le trasmissioni radiotelevisive prodotte in uno Stato democratico sono chiamate a garantire imparzialità, completezza d’informazione e tutela dei bisogni presenti in una società. Ecco il nucleo del problema: l’orizzonte di senso in cui si inscrivono i significati di ‘servizio’ e di ‘pubblico’ dipende direttamente dai valori di credibilità e di inclusività, e dal rapporto di fiducia tra la Rai e i suoi fruitori”.
“Il dibattito intorno al servizio pubblico, inoltre, è a un bivio: per alcuni, i media privati che trattano temi di servizio pubblico dovrebbero equivalere alla Rai; per altri, questa ha esaurito il suo compito; altri ancora propongono di limitare il canone – che sarà pagato in bolletta – esclusivamente a quanti usufruiscono del servizio. Al di là di posizioni legittime ma tutte parziali, per giungere a ridefinire la missione della Rai – osserva Occhetta – occorre riconoscere che il ‘cosa comunicare’ non può più prescindere in termini qualitativi da questi altri due elementi: ‘come’ e ‘a chi’ comunicare. La formazione di una coscienza civile, da sempre riconosciuta nella tradizione della televisione pubblica, può essere garantita soltanto dalla Rai. Non si tratta, come pensano molti, di rifondare una ‘Rai insegnante’”, “bensì di costruire una ‘Rai educante’, e ciò nel senso più alto del termine, del ‘tirare fuori’ risorse, innovazioni e valori: dai cittadini e dalla società”. Fra i temi affrontati da Occhetta in specifici paragrafi dell’articolo figurano: la dimensione etica del servizio pubblico e le sfide per la Rai; la riforma della Rai e la cultura del servizio pubblico; le colonne del servizio pubblico: pluralismo e libertà.