Settimanali cattolici

Monsignor Galantino: alla Fisc, “amare la verità, vivere con professionalità, rispettare la dignità umana”

“Amare la verità, una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti; vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti; e rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista”. Queste le tre indicazioni – tratte dal discorso di Papa Francesco al Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti – affidate oggi pomeriggio da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, alla Fisc (Federazione cui fanno capo 191 testate diocesane), in apertura della XVIII assemblea nazionale elettiva (Roma, 24-26 novembre 2016). Prima di soffermarsi sulle tre indicazioni, il vescovo ha sottolineato “l’importanza di collocare ogni attività nel contesto in cui il buon Dio ci ha posti, senza fare i furbi. Peggio, impegnandoci a orientare il contesto secondo i ‘nostri’ piani”. In tal senso, ha spiegato, “è chiaro che chi accetta di ‘abitare’ lealmente il contesto e accetta di mettersi in gioco avrà un atteggiamento diverso da chi si sente al sicuro con e dentro i suoi schemi. Questo vale per tutti gli ambiti: da quello politico a quello professionale, ecclesiale, compreso l’ambito della comunicazione”. L’analisi di Galantino ha riguardato, in modo particolare, “l’ambito ecclesiale”: “Dopo la straordinaria e feconda stagione guidata da Giovanni Paolo II e quella – per certi versi, certamente e positivamente sorprendente di Benedetto XVI – il buon Dio ha messo sulla strada della sua Chiesa e del mondo papa Francesco. Con buona pace – e qui devo dirlo – di chi si ostina a ignorare questo passaggio in maniera aperta o subdola, coltivando atteggiamenti di risentimento o mettendo in moto meccanismi distruttivi”. Questo, ha rimarcato il vescovo, “è il ‘contesto’ nel quale veniamo chiamati a spenderci”. Certo, ha concluso, “se ho perso la capacità di liberarmi dai miei schemi securizzanti e mi difetta l’attitudine a rimettermi in gioco, non mi spenderò per accompagnare – abitandolo – il contesto nel quale lo Spirito Santo oggi mi pone. Sarò piuttosto impegnato di fatto a ritardare processi e a combattere visioni che non rientrano nei miei schemi; semmai confondendo i miei interessi con quelli della Chiesa, le mie fissazioni con lo stesso Vangelo”.