Società
Tra il 2009 e il 2016 prosegue l’erosione del ceto medio iniziata con la crisi economica, aumenta la diseguaglianza di redditi e consumi, i tagli alla spesa sanitaria cominciano ad avere effetti socialmente regressivi penalizzando le famiglie con maggiori e più complessi bisogni sanitari. Nel 2016 sono infatti 11 milioni gli italiani che rinunciano alle prestazioni specialistiche e diagnostiche. È la fotografia scattata dal Censis, che nello studio “Gli italiani e la salute. La storia e le prospettive di una trasformazione antropologica attraverso il racconto dei 50 Rapporti Censis”, realizzato con il contributo di Confindustria e presentato oggi a Roma, offre una riflessione sullo sviluppo della società italiana dell’ultimo cinquantennio con riferimento all’evoluzione del rapporto dei cittadini con la salute e la prevenzione. Dalla ricerca, illustrata da Ketty Vaccaro, responsabile area Welfare e salute del Censis, emerge sempre più tra gli italiani la percezione che si vada riducendo la qualità dell’assistenza sanitaria della propria regione. A fronte di un giudizio sostanzialmente positivo tra gli abitanti del Nord-Est, il 49,2% del campione nazionale intervistato giudica inadeguati i servizi sanitari della propria regione, percentuale che aumenta in modo consistente per gli abitanti di Sud e Isole (72,2%) e fa diminuire, rispetto agli anni precedenti, il favore verso il federalismo sanitario. “Questo – si legge nella ricerca – contribuisce a spiegare anche il ribaltamento delle opinioni in merito all’attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità in materia sanitaria: si conferma tra il 2012 e il 2014 il calo dei favorevoli che non rispecchiano più la maggioranza della popolazione (rispettivamente il 57,3% e 44,4%)”.