Società

Salute: De Rita (Censis), “nel nostro corpo sociale indistinto è il tempo di avere responsabilità”

Nel “corpo sociale indistinto” che è la nostra società di oggi, “uno vale uno, per un farmaco, come per un voto”, ossia “ogni tipo di verità può essere contrastata da un’altra, tipico di una società che non ha più processi culturali e di analisi”. Ne è convinto Giuseppe De Rita, presidente del Censis. Concludendo oggi a Roma, nella sede dell’istituto, l’incontro di presentazione della ricerca “Gli italiani e la salute. La storia e le prospettive di una trasformazione attraverso i 50 Rapporti Censis 1967 – 2017” (Censis – Farmindustria), De Rita si chiede: “Come provvede alla sua salute una società indistinta?”. Due le ipotesi. “Ognuno si informa con la sua testa. Una società indistinta si riduce ad una salute gestita singolarmente dal singolo che si fida del web senza mediazione da parte del Medico?”. Oppure “andiamo verso una società che ha bisogno di un patriarca, di campagne di vaccinazione, di una valutazione degli stili di vita?”. Per il presidente del Censis, “questi due momenti – quello della frammentazione totale del singolo e quello prescrittivo-collettivo di chi decide cosa sia bene e cosa male – sono due pericoli reali perché in mezzo non c’è più la cultura dell’analisi della valutazione, c’è il vuoto”. Dopo “cinquant’anni di alta soggettività – la tesi di De Rita – emerge che non ci sono solo diritti ma anzitutto doveri, tra i quali quello di informarsi. Dobbiamo renderci conto che esiste un problema di responsabilità sociale, non si possono solo seguire desideri e soggettivismo”, ma “chi se la assume questa responsabilità?”. Per il sociologo “questi problemi non si risolvono distribuendo poteri e competenze. La situazione complessiva priva di classe sociale di riferimento deve risolversi a capire che – sembra banale a dirsi – è il tempo di avere responsabilità”.