Papi
“Papa Francesco si inserisce in un filo rosso che farà della pace l’obiettivo primo della diplomazia pontificia: quel filo rosso che va da allora alla Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII, dalla Evangelii Nuntiandi di Paolo VI alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco, il quale lo interpreta ponendo con ferma costanza davanti agli occhi di tutti il dramma dei rifugiati, che le guerre odierne sospingono verso l’Europa”. Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, intervenuto oggi al Colloquio internazionale “Papa Giacomo della Chiesa nel mondo dell’inutile strage”, organizzato dall’arcidiocesi di Bologna e dalla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. “Ripensare” la Nota del 1° agosto del 1917, di cui l’anno prossimo cadrà il centenario, “in un contesto grazie a Dio meno drammatico per l’Europa rispetto a cento anni fa, ma che in tante parti del mondo, in cui si consuma quella che Papa Francesco ha chiamato la Terza Guerra mondiale a pezzi, è ancora vistosamente reale”: questa la proposta avanzata da Parolin. “Il lavoro storico – ha fatto notare il cardinale – ha esplorato lo spessore politico-diplomatico di quel passo e le reazioni delle Cancellerie, dall’interesse di Vienna al silenzio ostile di Roma e Parigi. Poco ancora sappiamo di come essa fu vissuta dai soldati e dalle famiglie, se non attraverso la voce dei cappellani militari”. In definitiva, per il cardinale, “poco conosciamo di un passo che il Papa fa, non per intestare alla Santa Sede un merito possibile, ma per dire allo stuolo delle vittime del ‘massacre inutile’ una parola che apriva la via per fare del ripudio morale della guerra del diritto pubblico ecclesiastico un atto di fedeltà al Vangelo, che sarebbe culminato nel magistero conciliare quasi mezzo secolo dopo”.