Società
“Per ridurre il numero di Neet bisogna agire sia su chi si trova già da tempo in questa condizione e fatica ad uscirne, sia su chi sta finendo gli studi e si appresta a entrare nel mercato del lavoro. Ma va anche stimolata la capacità di intraprendenza dei giovani. E dobbiamo soprattutto capire se in Italia le nuove generazioni sono le principali vittime di un Paese rassegnato al declino o se, invece, vogliamo che siano le risorse principali di un Paese che vuole tornare a crescere e ad essere competitivo. In questo secondo caso, dobbiamo destinare ai giovani le maggiori risorse e le migliori politiche per metterli nelle condizioni di dare il meglio di sé in un Paese che dimostra con i fatti di credere nelle loro potenzialità”. È quanto ha affermato Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica e coordinatore dell’indagine Rapporto giovani, nel corso della conferenza di questo pomeriggio a Milano sui Neet. “A mantenere elevato il numero di Neet in Italia”, ha sottolineato ancora Rosina, contribuiscono “i giovani in condizione di disagio sociale, a rischio di marginalizzazione permanente, ma anche neolaureati con buone potenzialità ma con tempi lunghi di collocazione nel mercato del lavoro per le difficoltà di valorizzazione del capitale umano nel sistema produttivo italiano”.