Incontro mondiale
“La terra e le sementi, le acque, l’aria, sono elementi di vita necessari a tutti, non beni di mercato per alcuni e causa di morte per altri. E’ una responsabilità collettiva lottare per questi diritti che riguardano tutti, non solo i popoli indigeni. La Chiesa assuma questo impegno umanitario”. E’ l’appello fatto oggi a Roma da Rosalina Tuyuc, presidente di Conavigua, l’associazione nazionale delle vedove del Guatemala, fondata a seguito della guerra civile, conclusa nel 1996 dopo 36 anni di violenze e un genocidio di oltre 200mila indigeni. Il popolo maya ancora è costretto a lottare, ogni giorno, contro l’accaparramento delle sementi locali da parte di alcune multinazionali come Monsanto e Bayer, come ha raccontato durante la seconda giornata di lavori del III incontro mondiale dei movimenti popolari, in corso al Collegio Maria Mater Ecclesiae fino al 5 novembre, quando incontreranno il Papa. “L’anno scorso in Guatemala c’è stato un tentativo di brevettare 11 sementi – ha ricordato – ma abbiamo lottato contro questa legge e per fortuna non è passata. Quando nei territori arrivano queste imprese dicono di portare sviluppo, lavoro ed educazione. Invece è un furto di biodiversità. Mentre noi parliamo tanti di noi continuano a morire, a subire violenza, ad essere perseguitati o sfollati per difendere l’acqua, la terra, per dare continuità alla vita”. L’incontro di oggi si è aperto infatti con un ricordo delle tante vittime morte per la terra, tra cui Berta Caceres, la leader ambientalista dell’Honduras uccisa quest’anno. “I nostri anziani – ha sottolineato Tuyuc – ci hanno insegnato ad essere rispettosi nei confronti della Madre Terra, che consideriamo sacra. Come popolo maya ogni volta che lavoriamo la terra chiediamo permesso al creatore e all’universo”. “Nessuno può vivere senza acqua, aria e terra – ha detto – per questo dobbiamo difenderle quando sono minacciate. Siamo chiamati a globalizzare la lotta, perché sono problemi che riguardano tutti, non solo i popoli indigeni”.