Politica
(dagli Stati Uniti) – Donald Trump è andato oltre ogni aspettativa. Quando era partito per la campagna delle primarie repubblicane sembrava una boutade. Fortemente sottovalutato per mesi dai media e dai compagni di partito ha via via sbaragliato la concorrenza di politici navigati come quella di Jeb Bush, figlio e fratello di presidenti americani, e di senatori come Marco Rubio e Ted Cruz, per poi entrare in un durissimo match contro l’esperta Hillary Clinton, rappresentante della continuità, sostenuta da Wall Street e da gran parte dei media. E questo senza il supporto della leadership del partito repubblicano che si distanziava il più possibile, temendo una debacle di dimensioni storiche. Grazie all’uso audace dei social media e di centinaia di slogan semplici e attacchi senza mezzi termini contro la candidata democratica ribattezzata “Hillary la disonesta”, Trump – confermano in queste ore commentatori statunitensi – ha fatto breccia in un elettorato deluso, che non ha beneficiato della ripresa economica. E se un mese fa Trump sembrava spacciato, accartocciato su scandali legati ad avance sessuali, lo scandalo delle email della Clinton è subito tornato in primo piano mettendogli il vento in poppa. L’esempio plastico della sua rimonta è stato la Pennsylvania. Le zone rurali erano ritenute elettoralmente con Trump, le città, per esempio Philadelphia, sulla carta avrebbero dovuto sostenere Clinton. Ma molti degli elettori democratici “virtuali” segnalati dai sondaggi non sono andati alle urne.