Madonna di Guadalupe
“Quando Dio ci fa visita ci lascia inquieti, con la sana inquietudine di coloro che si sentono invitati ad annunciare che Egli vive ed è in mezzo al suo popolo”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa celebrata questo pomeriggio, nella basilica di S. Pietro, per la festa liturgica della Beata Vergine Maria di Guadalupe. “Dio ci fa visita nelle viscere di una donna, muovendo le viscere di un’altra donna con un canto di benedizione e di lode, con un canto di gioia”, ha ricordato Francesco a proposito dell’episodio evangelico della visitazione: “Quando Dio ci viene incontro muove le nostre viscere, mette in movimento quello che siamo fino a trasformare tutta la nostra vita in lode e benedizione”. “Così lo vediamo in Maria, la prima discepola e missionaria, la nuova arca dell’alleanza che, lontana dal rimanere in un luogo riservato nei nostri templi, esce a far visita e accompagna con la sua presenza la gestazione di Giovanni”, ha proseguito il Papa: “Così lo ha fatto anche nel 1531: corse al Tepeyac per servire e accompagnare il popolo che era in gestazione con dolore, diventando Madre sua e di tutti i nostri popoli”. Maria, dunque, come “icona del discepolo”: “Non di una fede poeticamente edulcorata, ma di una fede forte soprattutto in un’epoca in cui si spezzano i dolci incantesimi delle cose e le contraddizioni entrano in conflitto ovunque”. Per il Papa, dovremmo “imparare da questa fede forte servizievole che caratterizza nostra Madre; imparare da questa fede che sa entrare dentro la storia per essere sale e luce nelle nostre vite e nella nostra società”.