Persecuzioni contro i cristiani
“La lotta contro l’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei cristiani può essere uno strumento efficace per difendere i diritti umani di altri credenti religiosi e anche i diritti umani di quanti non professano alcuna religione”. Ne è convinto monsignor Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, che aprendo ieri, a Vienna, la Conferenza organizzata dall’Osce sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione nei confronti dei cristiani ha ricordato che “la libertà di religione o di credo è la cartina di tornasole per il rispetto di tutti gli altri diritti umani e le libertà fondamentali, poiché ne è la sintesi e la chiave di volta”, “il cuore stesso dei diritti umani”, come ha affermato San Giovanni Paolo II. “La discriminazione e l’intolleranza nei confronti dei cristiani, che prendono di mira uomini e donne non a causa della loro razza, del sesso o della lingua, ma per la loro fede, costituiscono una violazione e una sfida diretta alla libertà di religione o di credo, che è uno dei diritti umani menzionati esplicitamente nell’Atto finale di Helsinki ed è tutelato dai successivi impegni dell’Osce quale priorità di questa Organizzazione e dei suoi 57 Stati partecipanti”, ha ammonito Camilleri: “L’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei cristiani, come ogni intolleranza e discriminazione per motivi religiosi, non sono solo indici di violazione dei diritti umani, ma si sono anche dimostrati terreno fertile per altre violazioni di diritti umani che ostacolano e minacciano la coesione sociale e che possono portare a violenza e conflitto, anche tra Stati. Se l’Osce vuole davvero realizzare – da Vladivostok a Vancouver – sicurezza e cooperazione, deve rimanere vigile riguardo all’intolleranza e alla discriminazione dirette contro uomini e donne solo per la loro fede in Gesù Cristo”.