Siria
“Le vittime della violenza in Siria sono tutti i siriani, musulmani e cristiani. E a soffrire sono in modo particolare i poveri, quelli che non hanno avuto la possibilità di fuggire”. Mentre prosegue tra mille difficoltà l’evacuazione della popolazione dai quartieri est di Aleppo controllati per anni da milizie ribelli in gran parte di marca jihadista, padre Jacques Murad, monaco siriano della Comunità di Deir Mar Musa, sottolinea a Fides che una possibile, autentica riconciliazione richiederà tempi lunghi, e sarà possibile solo a patto di evitare interpretazioni e strumentalizzazioni in chiave settaria delle sofferenze indicibili provocate da 5 anni di conflitto. “Le atrocità della guerra – rimarca padre Murad – hanno inflitto tormenti a tutte le comunità, a persone di tutte le confessioni. Le prime vittime del Daesh (l’auto-proclamato Stato Islamico, ndr) sono stati i musulmani sunniti. In questo senso, considero inappropriato affermare che è in atto un ‘genocidio’ dei cristiani in Medio Oriente. Sono state certo colpite le comunità cristiane che vivono in quelle terre fin dall’inizio dell’annuncio cristiano – prosegue padre Murad – ma non è giusto e non conviene presentare i cristiani come le uniche vittime della guerra. Questo non farebbe che aumentare il settarismo”. A giudizio del monaco siro-cattolico, la riconciliazione richiederà tempo: “Occorre chiedere prima di tutto che Dio operi il miracolo e risani ferite mortali. Noi, come cristiani, possiamo fare una cosa importante: in questo momento possiamo mostrare la nostra solidarietà verso i fratelli musulmani che hanno sofferto come noi e più di noi. Così aiuteranno anche le comunità cristiane del Medio Oriente a rimanere nelle terre dove sono radicate da sempre”.