Riflessione
“Il presepe è segno che ci interpella e ci porta a interrogarci su ciò che siamo, sulle cose che veramente contano nel nostro vivere, e ci invita a essere come i pastori che si aiutano nel cammino della vita verso l’unico, straordinario destino”. È quanto ribadisce il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, in un editoriale pubblicato oggi su Avvenire. “Il presepe – prosegue Bagnasco – rappresenta un patrimonio che la nostra cultura dovrebbe custodire gelosamente, senza che venga accantonato per il timore che, essendo ‘di parte’, ostacoli il dialogo e l’integrazione. È il contrario, poiché la manifestazione della propria identità culturale o religiosa rende possibile il dialogo vero, dove ognuno ha qualcosa di bello e di vero da comunicare”. Il cardinale ricorda che “a indicare la grandezza di colui che era nato e l’onore che gli era dovuto, i Magi portarono doni, inaugurando senza saperlo la consuetudine dei regali di Natale. Se fatti col cuore, con intelligenza e sobrietà, gli stessi regali dicono a chi li riceve che è importante per noi e, in un contesto portato a misurare ogni cosa sul criterio del guadagno, rappresentano il segno di una logica diversa, più umana”. Però, osserva Bagnasco, “lo scambio dei doni chiede di allargare l’orizzonte per abbracciare chi ha meno e non potrà ricambiare! Chi è solo o malato attende il dono del nostro tempo; chi è dimenticato, la nostra attenzione; chi è escluso, perché non ha casa, lavoro, terra, il calore della nostra festa. Condividere il bene significa moltiplicarlo e rendere il mondo un po’ migliore. Così il Natale sarà più vero per tutti”.