Lettera pastorale
Sul risvolto “sociale” della “spogliazione” di san Francesco si è soffermato il Papa nei due discorsi – l’uno non letto, ma consegnato per iscritto, l’altro improvvisato – della sua visita del 4 ottobre 2013 ad Assisi. A ricordarlo è monsignor Domenico Sorrentino, vescovo della diocesi umbra, nella lettera pastorale indirizza alla comunità diocesana e ai pellegrini in occasione del decreto di istituzione del nuovo Santuario della spogliazione. Davanti a poveri e disoccupati, ricorda il presule, il Pontefice ha detto: “Questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo tutti! Tutti! Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa, e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha percorso una strada di spogliazione, Lui stesso. È diventato servo, servitore, ha voluto essere umiliato fino alla croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra strada”. La Chiesa, ancora parole del Papa, deve spogliarsi “di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità”. Per il Papa, ricorda ancora Sorrentino, “lo spirito del mondo” consente che tanti siano “stati spogliati da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta”, che ci siano “bambini che muoiono di fame”, famiglie che “non hanno la dignità di portare pane a casa”; gente in fuga da schiavitù, fame, in cerca di libertà che spesso trova la morte. “La mondanità spirituale uccide! – il monito del Papa – Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!”. Spogliazione, umiltà, perdono. Il “Santuario della spogliazione”, conclude mons. Sorrentino, si pone “anche come santuario di riconciliazione” in cui “abbandonare orgogli e puntigli che minano la pace, che mai si costruirà se ciascuno non impara a ‘spogliarsi’ di sé”.