Riflessione

Natale: Fares (gesuita), “la Parola si fa vita in una culla. Uscire per adorare ogni mangiatoia”

“La contemplazione del Natale deve essere semplice. Perché la Parola si è fatta carne e, quindi, non ha bisogno di molti giri di parole”. Lo scrive il gesuita Diego Fares, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, nell’editoriale Sir intitolato “Natale: la Parola si fa vita in una culla… Non abbiamo paura d’incarnare la nostra spiritualità”. “Dobbiamo partire dalla nostra realtà, dalla carne che ci è più vicina: ogni famiglia ha i suoi bambini più piccoli, quelli nati in questi giorni; ogni popolo ha i suoi figli, che vediamo soffrire; tanti bambini – afferma Fares – hanno bisogno di essere curati immediatamente, siano appena nati, siano su un barcone nel Mediterraneo o nel mezzo di un bombardamento ad Aleppo o Mosul”. E poco oltre: “La Parola si è fatta carne ed è nata in una mangiatoia. Per questo, dobbiamo uscire a cercare tutte le mangiatoie di oggi. Non è complicato e non è necessario andare a cercare le mangiatoie più lontane e pericolose. Ovunque ci sono ‘mangiatoie’: situazioni precarie che sostengono la carne fragile dei bambini”.
“Ognuno deve trovare la sua culla, perché ciò che la Parola che Dio ha da dirci, in questo Natale, la sentiremo solo andando ad adorare lì e non altrove. Il Verbo si è fatto carne. Per questo il Vangelo deve essere applicato immediatamente. Con un bambino sperimentiamo che tutto va fatto subito, all’istante: lavarlo, tenerlo in braccio, nutrirlo, vestirlo, coccolarlo… La carne richiede tutto all’istante. E lo stesso vale per la carne di chi ha fame, per coloro che hanno freddo, per coloro che non hanno casa o paese, per chi è solo: ci si dovrebbe prendere cura della sua carne adesso”.