Anniversario

Diocesi: Udine, uno spettacolo a 40 anni dal terremoto

Si svolgerà il 9 dicembre, alle ore 21, nel duomo di Tarcento, “Dì speranza”, uno spettacolo tra musica, immagini e parole che racconta e fa rivivere il cammino di “passione” del popolo friulano nel primo anno di terremoto. È questo, infatti, lo spettacolo teatrale/musicale con cui l’arcidiocesi di Udine fa, ancora una volta, memoria del 40° anniversario del sisma in Friuli. “Dì speranza” – la cui ideazione artistica è di Alberto e Giuseppe Bevilacqua e che vanta musiche originali di Renato Miani, le immagini di Stefano Bergomas e la partecipazione, tra gli altri, di Elsa Martin come voce solista – in forma del tutto inedita mette in dialogo artistico la cronaca testimoniale dell’evento del 6 maggio 1976, i Salmi nella traduzione in lingua friulana, il testo poetico di Charles Péguy e due scritti di monsignor Duilio Corgnali, in voci e immagini di evocazione. A dar vita allo spettacolo saranno Anna Apollonio (violino), Enrico Cossio (oboe e corno inglese), Margherita Cossio (viola), Serena Vizzutti (arpa), Mauro Verona (corno) e Luca Zuliani (contrabbasso).
“Lo spettacolo teatrale/musicale che proponiamo – spiega proprio mons. Duilio Corgnali, coordinatore della Commissione diocesana per il 40° anniversario del terremoto – vuole evocare quel lungo tratto di ‘passione’ vissuto dal popolo friulano soprattutto nel primo anno di terremoto. Quel primo anno è stato cadenzato da centinaia di scosse telluriche. Il riferimento comune va al 6 maggio, ma quella è stata soltanto la prima grande scossa distruttrice. Ne sono seguite molte altre, due particolarmente violente: quella dell’11 settembre e poi quella risolutiva del 15 settembre. Dopo una estate di polvere, di tende, di pioggia e di vento, ma anche di grande solidarietà nazionale e internazionale e anche di assemblee popolari e di manifestazioni dei terremotati a favore di una ricostruzione-rinascita del Friuli a misura di popolo, il 15 settembre di 40 anni fa spazzò via ogni illusione di facile e svelta rinascita. Di più, il sisma di settembre, dati i ritardi sul baraccamento e l’inverno alle porte, costrinse i terremotati a vivere l’esperienza dell’esodo, un fatto lacerante e angoscioso per le comunità colpite dal terremoto”. “Un anno – prosegue il presule – sempre in bilico tra disperazione e speranza in cui le fondamenta cristiane del popolo friulano hanno giovato non poco a illuminare, dopo la notte, “il mattino che sorge”.