Prospettive
In Europa “serve una visione d’insieme e la riscoperta da parte di tutti del significato della parola solidarietà”. Lo scrive in una nota Alberto Ratti, del Centro studi di Azione cattolica, commentando l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. “Oggi, come due anni fa dopo le elezioni del Parlamento europeo, il grande lavoro per cui dobbiamo rimboccarci le maniche non è tanto quello di ricostruzione o di creazione, ma un compito di innovazione e trasformazione di ciò che già esiste. Per unire l’Europa – e non soltanto dal punto di vista economico – c’è più da distruggere che da edificare: va gettato via un mondo di rancori, di pregiudizi, di nazionalismi, di interessi individuali”. Per Ratti occorre “cercare la nostra nuova misura di essere europei nel comprendere pienamente la vita degli altri Paesi: la coscienza europea esige che ogni atteggiamento individuale o collettivo sappia aprirsi alla comprensione degli altri e alla trasformazione personale”. Nei discorsi dei Padri dell’Europa, aggiunge, “è chiaro il riferimento ideale e la base spirituale per credere nell’unità: la collaborazione tra i popoli è vista in una luce di solidarietà umana, ma anche di ispirazione ai principi del Cristianesimo”. L’obiettivo, “a questo punto, e con ancora più vigore ed entusiasmo non possono che essere gli Stati Uniti d’Europa, sogno ambizioso ma perseguibile nel medio periodo dalla generazione dei millenials”. Ratti conclude ricordando il monito di De Gasperi durante un discorso ad alcuni giovani: “Qualcuno ha detto che la federazione europea è un mito (…). Io vi dico che questo è mito di pace. Questa è la strada che dobbiamo seguire. Ricordatevi che se questa speranza di collaborazione fallisse i dittatori ad un certo punto rappresentano quasi la forza di salvataggio a cui istintivamente ciascuno si rivolge, isolandosi e ripiegandosi su se stesso quando si avvede che altre speranze sono spente”.