Prospettive pastorali

Cop: mons. Sigalini (presidente), “riconciliazione e misericordia cifra del nostro aggiornamento”

“Il nostro percorso di aggiornamento, il 66°, si colloca volutamente e doverosamente nell’Anno giubilare della misericordia e nell’accoglienza decisa del lavoro del Convegno di Firenze, che, a partire dalle parole di Papa Francesco, deve essere assunto come prospettiva pastorale per la Chiesa italiana. Abbiamo percepito come la sinodalità così ben vissuta nei due sinodi sulla famiglia e saggiamente portata a compimento nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta diventando una esperienza decisiva per un nuovo volto della chiesa ai tempi di Papa Francesco”. Sono le prospettive pastorali offerte da monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Centro di orientamento pastorale, a conclusione della 66ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, iniziativa del Cop, che è terminata oggi a Foligno (Perugia) e che ha avuto per tema “Riconciliarsi nella comunità – Educarsi alla misericordia, al dono, all’impegno”. “La tematica della riconciliazione e della misericordia declinata nella vita, nelle strutture, nelle relazioni interne ed esterne della comunità cristiana, nei suoi rapporti con il mondo, nella sua forza evangelizzatrice ci pare la cifra del nostro aggiornamento”, ha osservato il presule, per il quale “la riconciliazione è un dono grande e un’opera di Dio in Gesù Cristo, che diventa conversione della persona che nell’intimo della sua coscienza accoglie in se e nel proprio operare l’energia sanante di questo grande dono”. A ogni battezzato “è affidato il ministero della riconciliazione, e cioè un servizio concreto a tutti gli uomini perché possano godere di questo grande dono di Dio, che, se è vissuto in se stessi come processo continuo di cambiamento di mentalità, non può non diventare luce e forza di evangelizzazione”.

Il “confrontarsi con Gesù, cambiare vita secondo il Vangelo ci obbliga a ripensare gli schemi mentali, i linguaggi, l’impostazione delle relazioni con le istituzioni civili, il modo di presentarci in pubblico, immaginando davanti a noi il mondo dei non credenti e non una ipotetica societas cristiana”, ha proseguito monsignor Sigalini. Per il presule, “da questa conversione, che riguarda il cammino di santità della persona e dal necessario cambiamento di mentalità, che riguarda la visione di mondo e di missione della chiesa in esso, emerge la assoluta necessità della riforma che riguarda procedure, ordinamenti e prassi delle istituzioni ecclesiastiche”. Secondo Sigalini, “accanto agli approfondimenti teologici, deve esserci anche un aggiornamento del codice di diritto canonico, che è rimasto molto indietro rispetto alle definizioni e decisioni conciliari”.