Ambiente
Lo studio del Cnr sull’impatto ambientale del termovalorizzatore è “di parte”. A denunciarlo, tramite una lettera aperta al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, è il vescovo di Acerra, monsignor Antonio di Donna, che precisa: “Se il vescovo interviene su questo argomento lo fa esclusivamente in quanto Pastore di un popolo che continua a portare sulla propria carne le ferite prodotte dall’inquinamento ambientale”. “La gente muore e non sa perché e continua a non essere partecipe”, la denuncia del presule, che chiede di “fare chiarezza”, attraverso una “operazione-verità necessaria a recuperare fiducia” nel rapporto tra cittadini e istituzioni. “Ancore troppe zone d’ombra – si legge nella lettera aperta – impediscono alle persone di ritrovare serenità, sia per quanto riguarda il termovalorizzatore che in merito alla gestione complessiva della questione ambientale”. A proposito dello studio del Cnr, presentato durante un convegno a Roma al quale il vescovo era stato invitato ma non ha potuto partecipare, Di Donna si chiede: “Da chi è stato finanziato? Con quale partecipazione di esperti provenienti dalla cittadinanza di Acerra? E perché presentarlo a Roma, anche se in una sede istituzionale, e non ad Acerra, dove ha sede il termovalorizzatore?”. “Ancora una volta – la tesi del presule – si vuole evitare un confronto serio con la partecipazione della gente; ancora una volta si è persa l’occasione di un confronto con la città; ancora una volta si perde l’occasione per riconciliare la città con uno strumento che le è stato imposto al suo tempo; ancora una volta si rifiuta quel controllo sul termovalorizzatore, pur auspicato dallo stesso Ministro”. “La verità viene fuori solo dal confronto e dal dialogo e non da iniziative condotte a senso unico”, ammonisce mons. Di Donna citando quanto dice il Papa nella Laudato sì: “Nel dibattito abbiano un posto privilegiato gli abitanti del luogo”.