Terrorismo e migranti
“I numeri da soli possono dire tanto. Quando poi sono accompagnati da storie concrete e non vengono piegati a interessi di vario genere, i numeri contribuiscono ad aprire il cuore e a liberare la mente da paure altrimenti giustificate”, così monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel suo intervento pubblicato su “Il Sole 24 Ore” di oggi. “Dopo aver partecipato a un incontro europeo, che ha affrontato, tra l’ altro, il tema delle migrazioni, sono stato invitato alla presentazione del Rapporto sull’ immigrazione 2015 di Caritas e Migrantes – scrive mons. Galantino -. Due eventi che mi hanno obbligato a far sintesi dentro di me tra la testimonianza di attori di varia provenienza e di sicura affidabilità e i numeri contenuti nel XXV Rapporto”. Nel ricordare le stragi di Dacca e Nizza, il segretario generale della Cei ricorda che queste “hanno inferto un colpo decisivo all’equazione – data per scontata dagli imprenditori della paura – tra immigrazione e terrorismo. Ancora una volta dobbiamo riconoscere che, a tutt’ oggi, gli attentatori non sono praticamente mai gente arrivata in Belgio, in Francia o in Bangladesh con i barconi”. E’ stata smentita anche un’altra equazione: “i dati diffusi dal Fondo monetario internazionale, dal XXV Rapporto Caritas e Migrantes e dall’ Inps, come i risultati della ricerca della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, ci dicono che l’ immigrazione – sul piano meramente economico – conviene; anzi ne abbiamo perfino bisogno”. Quesi elementi, spiega mons. Galantino, “obbligano, almeno le persone ragionevoli, ad affrontare il tema dell’ immigrazione lasciando sullo sfondo i luoghi comuni e facendo leva su alcuni punti-chiave. Primo tra questi, il linguaggio”, laddove “attorno al fenomeno migratorio, il nostro linguaggio sembra essere una delle cause della crescente paura nei confronti dell’immigrato”. Ma, ricorda il segretario generale, “vi sono anche ‘parole che l’Islam non dice’ (E. Galli Della Loggia) e che invece bisogna pretendere che vengano pronunziate, soprattutto quando, di fronte alla cieca violenza, o queste parole non vengono dette o se ne pronunziano di generiche, con la pretesa che debbano essere accolte e condivise”. “L’immigrazione – conclude mons. Galantino – costringe a guardare la storia a partire dalla prospettiva di ‘quelli che non ce la fanno’; il fenomeno della mobilità va guardato con gli occhi, il più delle volte impauriti, dei ‘profughi'”.