Persecuzione
“Siamo davanti, oggi, a mille islam diversi”. Lo ha affermato ieri sera Domenico Quirico rispondendo alle domande dei molti presenti a “I lunedì culturali” organizzati dalla parrocchia di San Giacomo di Cesenatico. Parlando dei tanti giovani coinvolti nel fondamentalismo islamico, Quirico ha sottolineato che “a questi giovani è stato sottratto il problema del rimorso. Loro combattono per uno Stato islamico puro e i loro primi bersagli sono gli islamici che hanno tradito”. “Il loro intento è purificare l’islam. Hanno logiche interne al mondo musulmano”, ha aggiunto il giornalista de La Stampa, per il quale “a loro non importa nulla che noi li consideriamo assassini. Non siamo il loro referente”. Non poteva mancare un riferimento a padre Paolo Dall’Oglio, rapito il 29 luglio 2013 in Siria: “Mi hanno riferito nel mio ultimo viaggio in Siria che è ancora vivo – ha detto Quirico – ma prendetelo per quel che vale”. “È di sicuro in mano allo Stato islamico”, ha proseguito il giornalista, secondo cui “per quel che riguarda i cristiani in Medio Oriente, credo che quella esperienza sia finita. Hanno resistito mille volte, ma questa volta non lo faranno più”. “Le guerre del califfato dureranno almeno ancora altri 20-30 anni. La guerra mangia la guerra”, ha aggiunto Quirico, per il quale “non è vero che i migranti sono la quinta colonna del califfato”. Il giornalista ha parlato anche, non senza polemica, dei progetti internazionali per l’Africa: “È più facile fare soldi con i Paesi miserabili che con quelli avanzati, dove c’è più concorrenza. In quegli Stati dove manca tutto – ha concluso – ti comprano anche le pentole bucate”.