Omelia
“Non possiamo tacere” perché “accettare supinamente la crisi della famiglia significa accettare una crisi generalizzata della società” mentre “più matrimonio, più figli, più famiglia significa più benessere sociale e un futuro migliore per tutti”. Non usa giri di parole monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, nell’omelia pronunciata oggi per la Messa del patrono Sant’Apollinare in cattedrale. Diversi i riferimenti all’Amoris Laetitia di Papa Francesco. “Sulla famiglia – avverte il presule – ci giochiamo la struttura di base dei nostri rapporti umani, presenti e futuri”; qui “ci giochiamo il senso delle nostre vite più che in ogni altro ambito: economia, salute, lavoro, amicizie, impegni o altri valori umani vengono dopo”. Richiamando il Rapporto Toniolo e l’indagine Censis, mons. Ghizzoni rivolge un appello a tutti coloro che “hanno intelligenza e hanno a cuore il bene comune, in qualunque partito si militi”. Tre le indicazioni: fronteggiare la crisi della coniugalità con adeguate politiche sociali, ridare alla genitorialità biologica il suo primato nelle leggi e nella pratica amministrativa, “perché è l’unica che può sconfiggere la pretesa di utilizzare la procreazione artificiale (provetta e utero in affitto) senza accettare limiti e senza assumersi responsabilità sulle conseguenze per i figli”, lavorare sul piano dell’etica pubblica per ribadire che “la famiglia è una struttura antropologica primaria”. Tra le proposte concrete alle amministrazioni locali: detrazioni e contributi, prestazioni sociali e servizi che tengano i considerazione le famiglie con più figli, una qualche forma di “fattore Famiglia”, interventi abitativi per facilitare la formazione di nuove famiglie, sostegno alle donne in gravidanza, nidi e scuole per l’infanzia anche fuori città “dove i numeri sono più bassi e le gestioni più costose”, assistenza domiciliare per gli anziani, progetti di integrazione dedicati alle famiglie dei migranti.