Una gallery di storie drammatiche

Migranti: Msf, “il 50% delle persone soccorse in mare ha subito violenze in Libia”

Diané Zié Zakaria, 3 years old, travels with his mum from Ivoary Coast. After being more than 2 month travelling finally they are safe The MSF ship Dignity 1, that set sail from Malta after a technical stop, rescued 435 people from three boats in distress: 120 in the first one, 134 in the second and 181 in the third. On the first two boats, both rubber rafts, the majority were from Guinea, Mali, Ivory Coast and Senegal. The third boat however was wooden, and almost half of those onboard were from Eritrea. Between the three boats, 73 women were rescued as well as 140 children/minors. Whilst all are physically quite well, they show the scars of the perilious sea journey and awful time in Libya.

Il 50% delle persone soccorse in mare da Medici senza frontiere ha raccontato di essere stato imprigionato in Libia per mesi in condizioni disumane. I rapimenti sono un modo comune di estorcere denaro. Torture, violenze sessuali, omicidi, lavori forzati sono all’ordine del giorno. L’82% dei pazienti trattati dai team di medici e infermieri in Sicilia ha raccontato di aver vissuto eventi traumatici durante il viaggio. Lo denuncia oggi Msf, in una documentata gallery di immagini e testimonianze intitolata “Una trappola per chi fugge“, che riporta decine di testimonianze sulle drammatiche condizioni vissute in Libia da rifugiati, migranti e richiedenti asilo che cercano di raggiungere l’Europa. La nave di Medici senza frontiere Bourbon Argos arriverà domani a Catania con a bordo altre 455 persone salvate. Dal 2015 Msf ha lanciato operazioni di ricerca e soccorso in mare, salvando oltre 25mila persone. A prescindere dal paese d’origine o dalle ragioni della fuga, quasi tutte sono passate dalla Libia. Centinaia di interviste raccolte rivelano un livello allarmante di violenza, che colpisce indifferentemente uomini, donne o bambini per mano di trafficanti, gruppi armati, autorità e singoli individui. “I segni di tutto questo sono nelle ferite, fisiche e mentali, che le nostre équipe vedono ogni giorno sulle persone soccorse – dicono gli operatori -. Senza un sistema di asilo funzionante in Libia le persone in cerca di protezione non possono essere trattate in conformità al diritto internazionale e regionale dei rifugiati”. I Paesi dell’Unione europea – questo l’appello di Msf – “non devono negare alle persone la possibilità di raggiungere l‘Europa”.