Seminario Caritas-Focsiv-Missio
(dall’inviata Sir ad Atene) – Un appello alle istituzioni italiane, greche ed europee, per “un cambiamento di marcia, rapidamente, in Grecia e in Europa, nella lotta alla povertà e nella gestione del fenomeno migratorio”. “E’ il tempo di andare oltre i paradossi europei, è il nostro impegno e desiderio”, per costruire “una Europa dei diritti, dell’inclusione e dell’accoglienza”. Questa la richiesta di fondo contenuta nel documento finale, letto oggi dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, al termine dei tre giorni di seminario sul tema “Grecia, paradosso europeo tra crisi e profughi” organizzato ad Atene da Caritas italiana, Missio e Focsiv, con la partecipazione di oltre 150 delegati da diocesi e associazioni italiane e greche, rappresentanti delle campagne “Il diritto a rimanere nella propria terra” e “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”. Tra le richieste agli Stati e alle istituzioni europee: “adottare politiche che promuovano sviluppo ed integrazione, rimettendo al centro i valori della solidarietà e della sussidiarietà”. “Occorre una nuova strategia – si legge nel documento – che aiuti la Grecia e le altre economie europee in difficoltà ad uscire dalla morsa del debito e delle politiche di austerità che continuano ad avere costi sociali altissimi”. Le realtà cattoliche italiane e greche chiedono, tra l’altro, di “ripartire dai giovani, che sono tra coloro che stanno maggiormente subendo le conseguenze della crisi, offrendo loro opportunità”; di “mettere in discussione il modello di sviluppo che genera disuguaglianze, insicurezza umana, precarietà e scarti, e quindi migrazioni”. E a proposito di migrazioni chiedono “che si cambi la politica dei muri, delle barriere, della militarizzazione dei confini, nonché della loro esternalizzazione tramite accordi con Paesi extra Ue che non tengano conto della tutela dei diritti umani”.
Tante le proposte concrete per “uscire dalla logica dell’emergenza nella gestione dei flussi migratori”: “sostenere la creazione di un programma di re-insediamento globale guidato dalle Nazioni Unite; sostenere e ampliare l’esperienza dei corridoi umanitari favorendo l’uso di canali legali per l’arrivo dei richiedenti asilo e istituire zone di protezione umanitaria nelle aree di crisi; investire con risorse adeguate in politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo, favorendone la coerenza con le altre politiche nazionali ed europee (es. slegare la cooperazione allo sviluppo dagli interessi economici, porre limiti allo sfruttamento delle risorse dei paesi impoveriti, modificare gli accordi commerciali internazionali non equi); investire con decisione in vere e incisive politiche di pace, scegliendo la non violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti, promuovendo i corpi civili di pace, intervenendo sulla produzione di armi e impedirne il commercio con Paesi in guerra o che violano palesemente i diritti umani”.